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I Vicerè


Dal 1412 al 1515, sotto i viceré, furono padroni di Adernò Giovanni Moncada (1414-1454), Giovanni Raimondo IV Moncada (1454-1466), Giovan Tommaso Moncada (1466-1501), Guglielmo Raimondo V Moncada (1501-1515) e Antonio III Moncada (1511-1549).

I Vicerè

Giovan Tommaso Moncada restaurò la torre di Adernò, che da allora prese il nome di castello, e la fece circondare con un bastione; fece progettare la chiesa di S. Sebastiano; invitò a venire ad Adernò i frati minori osservanti di S. Francesco, offrì il feudo di Poggio Rosso per l'insediamento di un gruppo di profughi epiroti, detti "li greci", che fondarono un piccolo casale, poi Biancavilla, ove si parlava la lingua greco-ortodossa.
Molti familiari di Ramondetta Ventimiglia, sposa del conte Tommaso, costruirono palazzi nel centro di Adrano, uno dei quali diverrà nel XVI secolo sede della congregazione del Devoto Monte di Pietà e nel XIX sede del Municipio.

I Vicerè 2

Il figlio di Tommaso, Guglielmo Raimondo V, che esercitava i poteri di padrone della terra, giudice e capo militare, ottenne dal viceré il privilegio di ripopolare il territorio di Centorbe.
Antonio Moncada fu intollerante di ogni legge e ricettatore di delinquenti ed, in particolare, di una banda di 50 membri capitanati da Mariano Planes di Licodia Eubea.
In questo periodo si costituì il nucleo amministrativo di Adernò attorno al quartiere della "Piazza", composto da funzionari di ceto nobile.
I più importanti erano: il capitano di giustizia, i 4 giurati, il tesoriere, il giudice civile, il giudice criminale, l'archivista, il mastro notaro, il castellano e il governatore del conte.
A questo periodo risale anche la chiesa di S. Antonio Abate col meraviglioso polittico, opera forse del pittore Salvo Di Antonio.
Con i successori di quest'ultimo, Francesco Moncada e Luna e Francesco II (1550-1592), ebbe grande impulso l'edilizia religiosa: fu ingrandita la chiesa di S. Maria Assunta, fu progettata la matrice a tre navate, si diede inizio alla costruzione del monastero di S. Lucia nuova, si fondò la chiesa della Catena. Adernò adesso toccava i seimila abitanti, essendosi accresciuta di un terzo rispetto ai primi del secolo.
Era cresciuta una robusta classe di borghesi ed agricoltori, che avevano dato impulso alla produzione del grano ed all'allevamento del bestiame, anche se la classe nobiliare manteneva esosi privilegi, come quello di tenere schiavi.
Sotto il principato di Don Antonio Aragona e Moncada e di Luigi Guglielmo Adernò era un immenso cantiere per fabbriche ecclesiastiche e per palazzi (come quelli degli Spitaleri nel quartiere "Gurgo", dei Ciancio nel quartiere S. Pietro, dei Guzzardi e dei Campo nel quartiere della "Piazza" e della Catena). Solo nel 1693 l'edilizia ebbe un arresto a causa del terremoto.