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DAL '700 al '900

DAL '700 AL 1820 La rovinosa guerra che ebbe il suo culmine nella battaglia di Francavilla del 1819, quando gli spagnoli furono battuti dagli austriaci, fu per Adernò causa di grandi malanni, di razzie e di violenze. Al breve dominio piemontese (1713-1720) successe il dominio austriaco che si caratterizzò per l'esosità fiscale. Solo verso la metà del '700, con l'avvento dei Borboni, la situazione agraria ed economica in generale andò migliorando. Anche la popolazione ricominciò a crescere. Nel 1794 Adernò contava 6.623 abitanti e 750 proprietari laici, 12 religiosi e 33 forestieri. In questo periodo nella città iniziò la coltura intensiva dell'ulivo e la produzione dell'olio e si costruirono la nuova chiesa di S. Lucia, i "damusi reali" e il teatro, si istituì la fiera di S. Lucia, si "basolarono" le vie principali. Adernò si candidava a diventare capoluogo di circondario e sede di giudice regio, come di fatto avvenne nel 1819.

La città dal '700  1 la città dal '700  2 La città dal '700  3

DAL 1820 AL 1860 In questo periodo, con varie colorazioni e motivazioni, si succedettero tumulti e rivoluzioni. Nel 1820, a seguito della rivolta scoppiata a Palermo, a Biancavilla, Bronte ed in parte Adernò si svilupparono forti agitazioni sociali e furono costituiti comitati provvisori a sostegno del colonnello Pietro Bazan, che aveva concentrato il grosso delle forze della Sicilia orientale a Troina. Il comitato di Adernò fu, però, presto sgominato e la città divenne una roccaforte dei Borboni con le "squadre punitive" capitanate da don Francesco Palermo. Tra i reazionari più attivi si distinse il giudice Giovanni Sangiorgio Mazza.

Castello
I moti furono presto sedati e la mano della reazione colpì i rivoltosi, fino a quando, negli anni '30, il movimento antiborbonico riprese vigore per culminare nel '48 in una vasta ribellione di dimensione regionale. Gruppi di volontari di Adernò, guidati da don Pietro Cottone, e di Biancavilla, guidati da don Angelo Biondi, accorsero in soccorso di Catania, alloché i Borboni, dopo aver occupato Messina si diressero verso la città etnea. Ma nulla poterono contro i cannoneggiamenti del generale Nunziante, che dopo avere preso Catania, occupò anche Paternò, Biancavilla ed Adernò. Il 1849 fu l'anno della pesante reazione, che durò fino al 1860, nonostante i focolai di rivolta che covavano per la mancanza di lavoro, la denutrizione e le spaventose condizioni igieniche.

DAL 1860 AI PRIMI DEL '900 L'avvento di Garibaldi in Sicilia con "la spedizione dei mille" accese molte speranze tra gli uomini di fede liberale e tra i patrioti, ma non risollevò le sorti delle classi più deboli. I moti contadini per avere la terra furono anzi repressi dai garibaldini.

Statua

Il 1° luglio 1860 fu costituito in Adernò un Consiglio Civico presieduto da don Lorenzo Ciancio. Sindaco in quell'anno era don Nicola Guzzardi Minissale. Mentre era sindaco il barone don Giuseppe Pulia, furono quotizzate alcune terre comunali, si assegnarono 18 onze per il mantenimento del teatro, si inaugurò il liceo comunale. Dal 1862 al 1867 furono costruiti 8 fanali per l'illuminazione pubblica, furono lastricate la via Garibaldi e la via Nuova, si creò un passeggio in un tratto della Vigna di corte, si avviarono le trasformazioni di case religiose in un ospedale, un asilo di mendicità, una scuola tecnica, un ufficio per le imposte, un ospizio femminile, un asilo infantile e scuole elementari, si costruì una strada che arrivava allo stradone di Bronte. In questa periodo le coltivazioni prevalenti erano l'agrumeto, l'uliveto ed il vigneto. Dal verbale di una seduta del consiglio comunale del 1866, mentre era sindaco Nicolò Valastro, risulta che Adernò era superiore a tutti i comuni circostanti per ricchezze private, per commercio, per agricoltura, per gli edifici, per la stazione telegrafica ed elettrica, per la sede dei carabinieri e per quella giudiziaria. Questo, tuttavia, non aveva mutato granché le condizioni dei ceti poveri, che furono colpiti da epidemie di colera, tifo, difterite e vaiolo nero. Da qui i frequenti tumulti, giustificati dalla fame, e il fenomeno del brigantaggio. Uno dei tumulti più significativi scoppiò nel 1898 e fu sedato da un lato con l'acquisto di grano per fornire di pane le botteghe e dall'altro con l'intervento del Prefetto. Il sindaco Antonio Inzerilli programmò diverse opere pubbliche che consentirono di occupare 651 muratori, 36 scalpellini, 760 manovali, 120 carrettieri e 1.165 terraggieri. Nei primi decenni del '900 si diffusero le idee socialiste e quelle del riformismo cattolico.

Foto antica

Negli anni '20 operò con notevole efficacia ad Adernò l'energico prete riformista don Vincenzo Bascetta, che, collaborato dal giovane professore Carmelo Salanitro, antifascista morto nel '45 nel campo di concentramento di Mauthausen, si distinse per le sue iniziative mutualistiche a favore dei piccoli contadini. La sua azione consentì la trasformazione di interi feudi coperti di lava in fiorenti agrumeti, oliveti e mandorleti.