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La Chiesa Madre

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La costruzione della Chiesa Madre risale probabilmente all’età normanna sotto il  Conte Ruggero; era costume normanno infatti erigere la chiesa accanto alla torre di difesa. Il luogo scelto fu il Piano della Cuba ( attuale Piazza Umberto), a memoria, forse, di una chiesetta a cupola già esistente nel sito dell’attuale chiesa Madre. Si presume  che la prima costruzione fosse ad unica navata senza cappelle laterali e senza abside.

La successiva costruzione si attuò tramite un progetto d’ampliamento e ristrutturazione voluti dal duca Francesco II Moncada  tra il 1572 e il 1592. Fu costruita  la navata, l’abside e le due cappelle laterali, le volte delle tre navate erano in legno intagliato detto “Tetto a Rosario”. Nel 1750 vi si aggiunse la cupola, rivestita da brillanti mattoni di Valenza.

Chiesa madre

Il prospetto esterno  si presenta nella parte bassa ripartito in tre corpi distinti da paraste in pietra lavica con tre portali in corrispondenza degli ingressi alle tre navate.  Attorno al  portale centrale, lavorato in pietra lavica si trovano quattro colonne monolitiche, due per lato, sormontate da un timpano barocco, interrotto al centro dove è ricavata una nicchia contenente una statua marmorea rappresentante, la Vergine Assunta, cui è dedicata la Chiesa. I portali laterali presentano stipiti in pietra lavica sormontati da un  timpano triangolare in stile baroccheggiante. Rimane davanti al prospetto della chiesa il basamento monolitico  che sosteneva la struttura di un campanile incompleto, demolito nel 1997. Il progetto era stato voluto dal  prevosto Salvatore Petronio Russo, verso la fine del secolo XIX, che affidò all'architetto Carlo Sada ( Milano 1849 – Catania 1924) il compito di costruire un imponente campanile con funzione anche di prospetto. 

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La costruzione del prospetto campanile ebbe inizio ai primi del Novecento ma si fermò, forse per motivi economici, all’altezza del basamento monolitico che aggiungeva alla facciata dieci colonne in pietra del Simeto. Dopo tale data si susseguirono diverse dispute che impedirono il completamento di tale opera, di cui fu costruito solo lo scheletro in cemento armato nel 1957.

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Dagli inizi degli anni sessanta fino al 1997 lo “scheletro”  del campanile del  Sada dominava la piazza, fino a quando l’intervento congiunto dell’Amministrazione Comunale di Adrano, della Soprintendenza e della Curia ne decreta la sua demolizione  e la chiesa riportata a come era un tempo.

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L 'interno della Chiesa, a croce latina, è diviso in  tre navate da sedici colonne di basalto. Secondo una tradizione queste colonne sarebbero appartenute al famoso e antico tempio del dio indigeno Adranon.  All'estremità del  transetto si aprono  due cappelle: quella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, quella di sinistra  al Santissimo Sacramento.

Dentro la cappella del  SS. Sacramento sono custodite una statua del Cristo alla Colonna (1777) e una tela raffigurante  l’Ultima Cena, opera attribuita al pittore spagnolo  Luis de Morales ( 1520-1586). Nella cappella del Sacro Cuore di Gesu’ideata negli ultimi anni dell’ottocento, si notano due dipinti, opere del famoso concittadino Giuseppe Guzzardi ( Adrano1845- Firenze 1914), rappresentanti   Il Pentimento della Maddalena e  L’apparizione di Gesù alla Beata Alacoque .

La cappella è arricchita inoltre da vari affreschi: nella parete di sinistra sono riprodotti la Romana Basilica ed un Agnello; in quella di destra l’arca di Noè e un candelabro ebraico con sette fiammelle.  

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Nell’abside centrale, ai lati dell’altare maggiore si trovano due opere del maestro adranita  Angelo La Naia   (Adrano1884-Firenze1968),  le quali testimoniano due momenti importanti  della vita del Santo eremita  patrono di Adrano S. Nicolò Politi: La chiamata dell’angelo e La morte di San Nicolò Politi.

 

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A sinistra dell'altare maggiore si ammira una cappella in cui emerge  l’Assunzione di Maria Vergine,  splendida tela di Alessandro Vasta (1764)  incastonata in una magnifica cornice di legno dorato. Nell’abside della Chiesa si trova l’altare centrale costruito in marmo policromo. Lungo il perimetro dell’abside è costruita, in materiale ligneo, la cantoria opera dei fratelli Spedalieri di Troina (1774). Nel transetto, in corrispondenza delle due cappelle laterali, sono presenti quattro opere attribuite alla scuola dello Zoppo di Gangi (XVII sec.) pressoché di eguali dimensioni, rappresentanti Re Salomone, l'Annunziata, Re Davide Incoronato e  l’Arcangelo Gabriele, con molta probabilità facenti parte di un polittico. Sopra il battistero è posta la tela raffigurante La Genesi del peccato di probabile scuola fiamminga datata 1723. Lungo le navate laterali  si dispongono gli altari marmorei, monumenti sepolcrali delle famiglie  più nobili dell'Adrano settecentesca,  numerose tele e un bel crocifisso  su tavola del '400.

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Sopra il portale centrale è collocato il magnifico “Polittico Moncada”, il più grandioso della Sicilia centro orientale, opera  monumentale molto probabilmente eseguita fra il XV e XVI sec. Commissionata dalla famiglia Moncada per l’abside della chiesa di S.Antonio Abate è stata portata nella Chiesa Madre fra il 1915 e il 1920 per volontà  del prevosto Pietro Branchina su segnalazione dell’archeologo Paolo Orsi che visitando Adernò nel 1909 così  descrive l’opera nei suoi “appunti”... “Visito la Chiesa di S. Antonio Abate, dove vi è una grande icona (con sei quadri in tavola) in legno scolpito e dorato della prima metà del 1500, forse di scuola messinese… Pezzo se non insigne, certamente degno di studio e di osservazione.” Il grande polittico raffigura  nelle scene centrali L'incredulità di San Tommaso e La Sacra Famiglia, circondate da santi (in alto a sinistra San Pietro e a destra San Paolo) e in basso a sinistra S. Antonio Abate e a destra S. Giovanni Evangelista ; nella lunetta Gesù Cristo Pantocrator, Reggitore del mondo . C'è chi ritiene che il polittico appartiene alla scuola di Salvo di Antonio, nipote di Antonello da Messina, il quale riprese nella sua pittura alcuni motivi e certe suggestioni del grande maestro, accostandosi a influssi toscani e veneti. Altri suppongono che il polittico è attribuibile ad un anonimo del '500 influenzato da Cesare da Sesto (1477-1523) il quale operò nell'Italia Meridionale.